Edizioni Stilnovo
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Indice degli argomenti

  • Articolo de La Provincia di Como sul saggio di Gianfranco Giudice
  • Recensioni del giornalista Davide Fent sui libri di M.O. Castelnuovo
  • Articoli del Giornale di Erba sulle opere di Maria Orsola Castelnuovo
  • Riepilogo degli articoli di giornale dedicati alle opere di Anita Cerrato
  • Editoriale - A proposito della linea editoriale "aperta"
  • Editoriale - Il rispetto dei tempi e dei passi operativi
  • Editoriale - Quis custodiet ipsos custodes?
  • Prefazione del libro Pensieri - Una vita in poesia
  • Intervista a Guido Crivellaro
  • Intervista ad Anita Cerrato
  • Intervista a Maria Elisa Salese

Articolo de "La Provincia" di Como sul saggio di Gianfranco Giudice

Il 2 gennaio 2018 il quotidiano La Provincia di Como ha pubblicato un lungo articolo della giornalista Grazia Lissi a proposito del libro Con il sigaro in bocca, scritto da Gianfranco Giudice per la nostra collana di saggistica.

Recensioni del giornalista Davide Fent sui libri di Maria Orsola Castelnuovo

Recensione del saggio Caterina Frigerio - La modella di Segantini in Brianza (1881-1886) apparsa sul quotidiano La Provincia di Como.

Recensione del saggio Il lago Segrino apparsa il 17 luglio 2016 nella rubrica Cultura comasca (pp. 60-1) del quotidiano La Provincia di Como.

Recensione del romanzo Vendetta d’autore apparsa sul quotidiano La Provincia di Como.

Articoli del "Giornale di Erba" sulle opere di Maria Orsola Castelnuovo

Riepilogo degli articoli di giornale dedicati alle opere di Anita Cerrato

A proposito della linea editoriale "aperta"

Nei mesi passati, in molti ci hanno chiesto perché la nostra casa editrice non abbia deciso di specializzarsi fin dall'inizio in un determinato genere. La domanda è assolutamente pertinente, ma il motivo di tale scelta è presto spiegato: se la nostra intenzione è quella di proporre al pubblico “i più interessanti scrittori emergenti che il nostro lavoro ci ha permesso di incontrare”, la specializzazione in un genere avrebbe fortemente compromesso la nostra libertà di manovra, costringendoci ad abbandonare nel limbo chissà quanti libri meritevoli di attenzione. Noi non ci sentiamo di escludere che in un secondo momento, col procedere della nostra attività, Edizioni Stilnovo vada a ritagliarsi una particolare nicchia nel mercato librario; tuttavia, allo stato attuale, il tratto distintivo delle nostra linea editoriale deve essere quello di offrire letture di qualità, indipendentemente dal genere. Pertanto, noi ci rivolgiamo idealmente a un pubblico di lettori eclettici (esattamente come lo siamo noi), tenendone ovviamente nella massima considerazione il feedback sui nostri libri: se qualcosa piace, probabilmente ci spingerà ad andare in quella direzione. Per cui, anche da questo punto di vista, questo sarà un cammino da percorrere insieme.

Il rispetto dei tempi e dei passi operativi

A prescindere da quali siano le ambizioni (per non dire: i sogni di gloria) che si celano dietro l'iniziativa di avviare un progetto come il nostro, nessuno dovrebbe neanche lontanamente pensare che fare editoria in un momento come questo sia un'impresa facile. Pertanto, in un settore dove ben oltre il 50% delle società chiude entro un anno dall'inizio dell'attività, la sopravvivenza di una casa editrice è legata non solo al disporre di un buon piano aziendale, ma anche e soprattutto alla capacità di rispettarlo. Esiste un'infinità di passi operativi che chi non pratica questo mestiere forse nemmeno si immagina, così come esiste un'infinità di cose che possono andare per il verso sbagliato, come sempre accade laddove sia necessario il concorso di molteplici figure professionali; ma esiste, soprattutto, quell'imprevedibilità legata ai rapporti interpersonali, di cui questo lavoro si nutre avidamente. Tutto questo si traduce in un lavoro incessante, che non sempre tuttavia approda a una pubblicazione o che comunque deve riuscire a sopravvivere a ritardi, contrattempi e delusioni. In conclusione, anche se il periodo di rodaggio di una piccola casa editrice può rivelarsi scoraggiante per i fautori del “tutto e subito”, noi crediamo fermamente che ogni passo operativo andato a buon fine sia da festeggiare come una piccola vittoria, oltretutto ottenuta su un terreno tutt'altro che favorevole.

Quis custodiet ipsos custodes?

Inserendo su Google il nome della nostra casa editrice, dopo i link che ci riguardano direttamente, uno dei primi risultati visualizzati rimanda al sito "www.softwareparadiso.it" che, oltre alla promozione dei propri prodotti, ha sentito il bisogno di compilare una lista di recensioni dei piccoli editori italiani. Con quanta autorevolezza questa operazione sia portata avanti, purtroppo, lo si può desumere dall'allucinante recensione che ci è stata "generosamente" dedicata: l'anonimo autore parte forte sbagliando il nome della nostra società (solo "Stilnovo" anziché "Edizioni Stilnovo"), proseguendo poi tra illazioni (come quella che noi stamperemmo i libri dopo aver ricevuto gli ordini di acquisto... ma da dove è saltata fuori questa scemenza?) e giudizi tanto negativi quanto infondati (la "chiarezza" della nostra attività professionale, in barba ai tanti risultati conseguiti in appena tre anni, sarebbe compromessa dall'indicazione dell'email come strumento per contattarci). Insomma, avrete già intuito che la valutazione finale è, impietosamente, negativa; salvo poi affrettarsi ad aggiungere una precisazione abbastanza incoerente: "Nulla da dire, ovviamente, sulle attività di questa casa editrice"... e finora che cosa avete fatto?

 

Onestamente, non vogliamo nemmeno sapere quale tipo di vantaggio possa derivare dal mettere online una simile "recensione"; l'unica cosa certa è che in questo caso, col pretesto di curare gli interessi degli aspiranti scrittori, non si è fatto altro che gettare fango addosso a chi ha avuto il coraggio di investire nella cultura.

 

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Prefazione del libro  "Pensieri - Una vita in poesia"

Innanzitutto: perché pubblicare oggi un libro di poesie? Partiamo da un dato forse sorprendente per chi non lavora in questo settore: le raccolte poetiche rappresentano una parte non trascurabile dei manoscritti sottoposti a una casa editrice. Questa prolificità deve tuttavia fare i conti con un mercato in cui, se già risulta difficile convincere il lettore ad acquistare il romanzo di un autore esordiente, pressoché impossibile diventa indurlo a interessarsi all’opera di un poeta che non sia già famoso. Ovviamente una piccola casa editrice, perennemente in lotta col bilancio dei costi e dei ricavi, non può permettersi il lusso di pubblicare raccolte poetiche semplicemente perché la società di oggi ha ancora bisogno di poesia, indipendentemente da quanto questo genere di affermazioni possa risultare condivisibile. Pertanto, tenendo presente questo contesto, per rispondere al quesito iniziale dobbiamo fare un passo indietro nel tempo.

 

Gerardo Pandiscia ha composto poesia per una vita intera, partecipando con successo ad alcuni concorsi e pubblicando qualche singolo testo su giornali locali; ma il grosso della sua produzione poetica è rimasto chiuso nel cassetto per interi decenni. Non era comunque destino che la sua opera restasse inedita e, come spesso accade, la svolta è arrivata grazie a un caso fortuito. Quando, durante una delle nostre presentazioni, noi di Edizioni Stilnovo abbiamo casualmente incontrato sua figlia Lucia, subito è nata l’idea di realizzare una raccolta che avesse lo scopo di sottrarre queste opere all’oblio e che pertanto non fosse limitata a una piccola selezione di testi; questo spunto originario è stato poi sviluppato insieme all’autore, che proprio in vista di questa edizione ha preparato anche i commenti ad alcune delle sue opere più significative.

 

Tutta la buona volontà del mondo non sarebbe comunque bastata se non avessimo avuto in mano un’opera di grande qualità, che trae ispirazione dalla voce dei nostri classici sia per trattare i temi della tradizione, sia per dare veste poetica a spunti autobiografici sapientemente rielaborati tramite una forte padronanza del mezzo espressivo. Si è scelto pertanto di presentare questo lungo percorso di vita e di poesia secondo un ordine cronologico, in modo da permettere al lettore di rivivere insieme all’autore le diverse stagioni della sua creazione letteraria. Non è cosa di tutti i giorni tenere fra le mani un libro che racchiude praticamente l’intero cammino di una vita.

 

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Intervista a Guido Crivellaro

D - Innanzitutto, quali sono i tuoi autori preferiti e che importanza hanno avuto nella tua scelta di diventare scrittore?

R - Più che autori, ci sono stati libri che hanno senz’altro esercitato su di me una certa influenza. Non tanto nella scelta di diventare scrittore, quanto piuttosto nello stimolare una voglia latente di mettersi a scrivere una storia che avesse determinate caratteristiche. In questo senso allora citerei il Ciclo delle fondazioni di Asimov e Il nome della rosa di Eco. Nel modo di impostare un thriller mi ha inoltre appassionato molto Angeli e Demoni di Dan Brown. Questi sono testi che mi hanno sicuramente ispirato, però il libro con la "L" maiuscola rimane, sempre e comunque, Il signore degli anelli di Tolkien!

 

D - Il tuo romanzo d'esordio, Doppio, è un thriller; che cosa ti ha spinto a scegliere questo genere per il tuo primo libro?

R - Ero affascinato dall’idea di raccontare una storia con un finale che sapesse stupire. Volevo, ma soprattutto desideravo, giocare con il lettore, proporgli un mistero da svelare, mettergli sotto gli occhi, dalla prima pagina, tutti gli elementi necessari a comprendere la vera storia, ma saperlo poi sorprendere, nell’ultima pagina, con un finale inaspettato che facesse rileggere l’intera vicenda in modo diverso da quanto immaginato. Il tratto è quello del giallo, ma volevo una storia avvincente, con un sottofondo soprannaturale e un pizzico di suspance e allora era necessario avventurarsi nel genere thriller.

 

D - Uno dei punti di forza del romanzo è rappresentato dall'ambientazione italiana e soprattutto dalla scelta per nulla scontata dei singoli luoghi; come è nata questa scelta?

R - Sono affascinato dai luoghi, non riesco a resistere alla loro suggestione, soprattutto quando si tratta di luoghi storici medioevali. Così, nei diversi viaggi che mi capita di compiere, soprattutto per piacere, sono spesso colpito da determinati edifici o da ambienti interni, meglio naturalmente se sotterranei e nascosti. Mi ispirano storie e fantasie; non riesco a evitare di chiedermi che vicende possono averli contraddistinti nel loro passato, ma soprattutto che storie potrebbero aver avuto al di là di quelle conosciute. Ed ecco allora che si crea nella mia mente, in modo spontaneo, un mondo immaginario che alimenta racconti e spunti per i miei libri.

 

D - Quali sono i tuoi progetti futuri?

R - Doppio è il mio primo libro, in ordine cronologico, la cui prima stesura risale ormai a più di dieci anni fa. Ma poi le idee e l’attività di scrittura non si sono esaurite, anzi hanno tratto più sicurezza e spinta, così che ci sono altri due romanzi già praticamente finiti, custoditi lì, nell’hard disk del mio portatile. Il genere e l’impostazione sono simili, così che, ancorché ambientazione e personaggi siano diversi, possono essere ritenuti quasi un corpo unico insieme a Doppio. Poi ci sono altre opere incomplete, al momento solo abbozzate, ma molto chiare nella mia mente, tra cui un romanzo thriller sulla finanza, che è il mio ambito professionale, e un libro di racconti. Ho anche un’idea, già molto formata, per un romanzo fantasy. Insomma tante, tante idee; i progetti certo non mancano, quello che decisamente manca è il tempo!

 

D - Per concludere, una questione che ci sta molto a cuore: l'Olimpia Milano vincerà l'Eurolega?

R - Probabilmente questo avverrà quando avrò finito di scrivere tutto quello che ho in mente, quindi ci vorrà un bel po’ di tempo ancora!

Intervista ad Anita Cerrato

D - Come ti sei avvicinata alla scrittura?

R - Ai tempi delle scuole medie ero una fervente lettrice, la scrittura è stata una conseguenza naturale. Ciò che soprattutto spinge a scrivere è la necessità di mettere ordine nei propri pensieri, di ricordare episodi particolari della propria vita, di dare sfogo a una fantasia esuberante. Il bisogno, insomma, di riversare su carta tutto ciò che si sente. Organizzare un racconto o inventare una storia sono passi successivi.

 

D - Quali sono i tuoi autori preferiti? Ritieni che, oltre al tuo stile, abbiano in qualche modo influenzato anche la tua visione della vita?

R - Dostoevskij è stato il mio grande amore nei tempi dell’adolescenza. Virginia Woolf è arrivata successivamente. Pirandello un grande maestro. Credo che sia vero il contrario, non sono gli autori che influenzano la nostra visione della vita, ma scegliamo noi le letture che ci sono più affini.

 

D - Il tuo romanzo d'esordio, Il Sammartino, può sicuramente piacere a un pubblico trasversale; quali tipi di lettori ti piacerebbe riuscire a raggiungere?

R - Uno, nessuno e centomila… chiunque possa trovare un punto di contatto con i miei personaggi e sentirsi, per qualche istante, un po’ meno solo.

 

D - Il Sammartino sta ricevendo un ottimo riscontro da parte dei lettori, eppure ha corso il rischio di rimanere inedito; come è stato vederlo stampato per la prima volta?

R - Ci tenevo a pubblicare questo romanzo soprattutto per rendere imperitura la memoria dei miei nonni. Chiaramente, dopo anni di tentativi, riuscire a pubblicarlo è stato un sogno realizzato ormai inaspettatamente.

 

D - L'edizione de Il Sammartino è impreziosita da una particolare immagine di copertina. Ce ne vuoi parlare?

R - Ilia Rubini è una pittrice e scultrice che opera nel lodigiano. E' una grande amica, che mi ha sempre incoraggiata a insistere nella scrittura. Non solo, è sempre stata certa che, prima o poi, avrei pubblicato la storia dei nonni e io le ho sempre risposto con un disilluso Vedremo. Per incentivarmi mi promise che, se fossi riuscita a pubblicare, mi avrebbe donato una sua opera da mettere in copertina. E' stata la prima persona a cui dissi che, finalmente, avevo trovato una casa editrice interessata a pubblicare il romanzo.

Intervista a Maria Elisa Salese

D - Come è nata la tua passione per la scrittura?

R - Scrivere è sempre stato il modo migliore per esprimere le mie emozioni. Da bambina, da adolescente, ma anche da adulta ho riempito un numero spropositato di diari. La scrittura mi ha aiutata a fare chiarezza dentro me stessa nei momenti più difficili della mia vita. Come potrei non amarla?

 

D - C'è stato un episodio in particolare che ti ha spinta a diventare una scrittrice?

R - Ce ne sono stati diversi. Più che episodi, alcuni li definirei segnali, solo che ci ho messo un po' a decifrarli... per citarne uno, all'esame di terza media i miei professori mi fecero un bello scherzo. Mi interrogarono su una poesia di cui non conoscevo l'autore. Ricordo che entrai nel panico e cominciai a piangere. Così mi rivelarono che l'avevo scritta proprio io, solo che nella tensione dell'esame non l'avevo neppure riconosciuta. Insomma ero già una scrittrice e neppure lo sapevo!

 

D - Nella tua nota biografica vengono citati i tuoi autori preferiti; al di là della predilezione per la forma del racconto, in che modo credi che abbiano influenzato il tuo modo di scrivere?

R - Dopo aver letto Piccoli racconti di misoginia di Patricia Highsmith, La vendetta di Agota Kristof e Incubo a seimila metri di Richard Matheson, tutte raccolte di racconti noir, horror, grotteschi e surreali, mi si è aperto un mondo al quale ho cominciato ad avvicinarmi con grande interesse. Non credo che questi autori abbiano influenzato il mio modo di scrivere, tuttalpiù mi hanno confermato che tutte le storie che avevo in testa potevano essere raccontate così come io le racconto. Mi hanno spinta a osare e a non temere il giudizio del pubblico. Mi hanno in qualche modo sbloccata! E ancora una volta devo ringraziare mio fratello, perché sono libri che mi ha regalato lui.

 

D - chiarOscuro affronta differenti tematiche, ricorrendo spesso all'ironia e allo straniamento per spiazzare il lettore e indurlo a riflettere; si tratta di un esperimento o piuttosto di un tratto fondamentale del tuo stile?

R - Lo straniamento è indubbiamente un tratto fondamentale del mio stile, sebbene in chiarOscuro io abbia voluto sperimentare diverse tecniche narrative. Per quanto riguarda l'ironia, è una caratteristica fondamentale non solo della mia scrittura, ma anche del mio vivere quotidiano. Un meccanismo di difesa con il quale riesco a sdrammatizzare anche le situazioni più tragiche e imbarazzanti.

 

D - Come è stato vedere il libro stampato per la prima volta?

R - Vedere il libro stampato non è stato solo realizzare un sogno, ma viverlo! L'emozione che ho provato quel giorno la rivivo ogni volta che prendo il libro dalla mia libreria, lo sfoglio, lo rileggo o semplicemente lo tengo tra le mani... e lo faccio spesso.

 

D - chiarOscuro ha beneficiato anche di una collaborazione con tuo fratello Luciano, autore dell'illustrazione usata per la copertina e anche di uno dei racconti; avete in programma di ripetere questo sodalizio artistico?

R - Sicuramente sì! Ci tengo molto alla sua collaborazione. Oltre a essere molto bravo a scrivere e disegnare, è un gran lettore e sa sempre darmi buoni consigli. E' l'unica persona da cui accetto qualsiasi tipo di critica.

 

D - Vuoi fare un accenno a quali saranno i tuoi progetti futuri?

R - Sta già prendendo forma la mia seconda raccolta di racconti, che ha già un titolo: Ritratti. Ma nei miei progetti c'è anche l'intenzione di scrivere un romanzo e credo che le premesse per riuscirci ci siano tutte!

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